Dopo tutti i 25 aprile che Berlusconi si pregiava di aver trascorso
lavorando, ero contenta che il Presidente del Consiglio avesse deciso di
partecipare alle cerimonie in ricordo della Liberazione. Ero contenta:
finché non ha aperto bocca. Sarebbe stato decisamente meglio se Monti
fosse andato a lavorare, perché paragonare (come neanche tanto
velatamente ha fatto) la liberazione dal nazifascismo alla “liberazione” dai diritti che ora vengono immolati sull'altare del Mercato e del Debito Pubblico: beh, questo mi pare decisamente un po' troppo.
Repubblica riporta
che ieri Mario Monti ha visitato a Roma il Museo storico della
Liberazione in via Tasso. Ha parlato dei sacrifici necessari per
raggiungere “un'Italia migliore, più dinamica, più giusta”
ringraziando gli italiani che li sopportano (prego, signor presidente,
ma se ne sopportasse qualcuno anche lei?). Ha detto che il rigore “porterà gradualmente ad una crescita sostenibile e al lavoro indispensabile per dare speranza ai giovani”. Ha detto - e qui casca l'asino - che c'è bisogno “di
rigenerare un'esperienza di liberazione, meno drammatica certo, ma di
liberazione da alcuni modi di pensare e vivere a cui ci eravamo abituati
e che impedivano al Paese di proiettarsi nel futuro [...] Non esistono
scorciatoie o facili vie d'uscita per liberarci da questa fase di crisi
che è il frutto amaro di un lungo periodo in cui il sistema politico ci
ha illusi di poter vivere al di sopra delle nostre possibilità”.
Oh dunque, mica la racconta tanto giusta. L'Italia è vissuta di debiti? Sì, né più ne meno di altri: il Giappone ad esempio ha un debito pubblico che, in rapporto al Pil, è quasi il doppio del nostro eppure sta molto, molto meglio di noi. Quello che ci ha rovinati e ci sta rovinando sono gli interessi sul debito. E' per pagare gli interessi che i Professori ci cavano lacrime e sangue, perché il debito non è mica diminuito, anzi: il rapporto debito-Pil continua ad aumentare.
Ma il tasso d'interesse, professor Monti, non è alto per colpa del
destino cinico e baro: lo è solo in quanto l'Unione Europea ha deciso
che esso debba essere determinato dai Mercati e non dagli Stati,
nella convinzione che proprio i Mercati ci condurranno verso il
migliore dei mondi possibili. E come no, lo stiamo giusto constatando.
Dunque è per accontentare i Mercati se lei ci ha
“liberati” di numerose certezze pensionistiche, dell'articolo 18 e di un
tenore di vita discreto, sacrificato all'Imu, alla crescente pressione
fiscale e alla disoccupazione che aumenta anch'essa per via della
spremuta di lacrime e sangue con cui paghiamo gli interessi sul debito.
Monti mette le certezze e il dignitoso benessere che abbiamo perso (e
che probabilmente perderemo ulteriormente) sullo stesso piano del
fascismo e dell'occupazione nazista. Parla infatti in tutti e due i casi
di liberazione. Solo che la Liberazione del 25 aprile 1945 mise
l'Italia sulla strada della democrazia. La sua “liberazione” invece ci
consegna alla dittatura del mercato.

Nessun commento:
Posta un commento